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La criminalità organizzata
e l’inquinamento sociale

La criminalità organizzata <br> e l’inquinamento sociale

di Piero Innocenti

Continuano ad essere sottovalutati in molti paesi gli effetti deleteri della criminalità organizzata sul contesto sociale e gli inviti a reagire che vengono da esperti e di studiosi. Occorre invece non sottovalutare il fenomeno, avere le idee chiare sulla sua pervasività e sgombrare il campo da quei pregiudizi e quelle false valutazioni che, in buona e in malafede, vengono riproposti e accreditati sui presunti risvolti positivi, sulla funzione sociale ( “anticolonialista” e “patriottica”) che le mafie dei vari paesi pretendono di avere.
Circolano anche altri pregiudizi perniciosi. Si dice o si suppone, per esempio (ed è opinione abbastanza diffusa non soltanto in Italia) che, in alcuni casi, la presenza di una struttura criminale , gerarchicamente ordinata e disciplinata, possa servire a tenere a freno la delinquenza di strada. La realtà che invece sta vivendo il nostro paese negli ultimi anni è diversa, con una violenza, anche giovanile, pericolosa e incontrollabile in molte città dove la criminalità organizzata è ben presente.
Ed è proprio all’interno delle cosche che i delinquenti di strada possono aspirare a far carriera, trovare spazi e protezioni. Sono le cosche a incentivare e usare una manovalanza criminale che, quindi, diventa più pericolosa. Le strategie di violenza che l’impresa criminale è capace di realizzare – a cominciare dagli attentati - sono ben più tragiche e dolorose di quelle che la criminalità comune può mettere in atto. E questo senza contare la pericolosità sanguinaria delle guerre di mafia che, di tanto in tanto, “vivacizzano” la routine affaristica delle cosche.
Negli organismi viventi non è la febbre l’aspetto più insidioso di una malattia; anzi, quando la temperatura sale possiamo correre ai ripari adottando le cure del caso. Quando, invece, subdolamente, il male agisce senza che ci siano sintomi evidenti, ce ne accorgiamo troppo tardi ed è molto più difficile riacquistare la salute perduta. Lo stesso accade con i fenomeni criminali, tanto più insidiosi quanto più capaci di minare, silenziosi e indisturbati, le basi stesse del vivere sociale. Penso alla criminalità che si insinua nei punti più deboli dell’organismo statale, attraverso la corruzione dei funzionari dei vari settori e livelli, approfittando di quelle zone grigie di illegalità e di scarso controllo che esistono in tutte le società, spesso sfruttando le fratture (sacche di emarginazione, di povertà, di sottosviluppo) che persistono nel tessuto sociale, anche nei paesi più avanzati. E’ una deriva che si ripropone anche sul piano dei rapporti internazionali, tra Stati ricchi e poveri. Si tratta di un aspetto che troviamo sviluppato con precisione e rigore scientifico, oltre che nei documenti ufficiali dell’Onu, nelle tesi, per esempio dell’economista Guido M. Rey (cfr. Ada Becchi e Guido M. Rey, L’economia criminale, Laterza, Roma-Bari 1994) che mettono ben in luce l’incidenza negativa del crimine organizzato sullo sviluppo dell’economia legale.

(© 9Colonne - citare la fonte)
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